L’arrosto di mamma

Un sentore l’aveva avuto, a dire la verità, e non era l’assenza di romanticherie, fiori, smancerie durante il loro troppo breve fidanzamento, non era il leggere sempre il giornale a tavola, il non mangiare quello che cucinava lei perché non gli piaceva, il dimenticarsi già di tutti gli anniversari e compleanni, il passare le domeniche con i postumi di sbornia eccetera, non era quello perché alla fine di tutto si era troppro presi tra lavoro e la casa nuova da sistemare, ci si vedeva poco e la vita era frenetica, no, non era neanche quello, le cose miglioreranno si diceva, non appena troviamo casa e facciamo famiglia. No, non era quello. Era quella frase buttata lì dopo qualche settimana dal matrimonio, quelle nozze stressanti in cui avevano dovuto far contenti tutti e quelle foto in cui non sorridevano mai, neanche quello, no, era stata quella volta in cui all’improvviso lui se ne uscì con il famoso (anzi, famigerato) mia madre non ha mai contraddetto mio padre, mai una volta. Solo perché lei aveva detto che quell’automobile non era poi così male, a lui non piaceva e la trovava difficile da guidare, ma lei l’aveva provata e l’aveva trovata comoda, gliel’aveva detto e lui non contraddirmi così, mia madre non l’ha mai fatto con mio padre.
Ecco un po’ si era sentita a disagio ma che fare, si erano appena sposati, forse lui si doveva abituare a lei. Ecco, abituare. Lei era un po’ diversa da sua madre, più piccola, sottile e fragile mentre la suocera era quel donnone, sembrava un po’ una giumenca e uno se la sarebbe aspettata forte ma invece era così remissiva. Non contraddiceva mai nessuno. Non aveva le sue opinioni, che erano irrilevanti.
Poi arrivò la questione della cucina. Ecco lei ci teneva al cibo sano e alla cucina del paese da cui proveniva ma a lui non piaceva, diceva, perché non impari a fare l’arrosto di agnello come mia madre? perché non friggi niente, perché non usi burro? e lei che voleva compiacerlo ci provò a cimentarsi in quella cucina aliena, innaturale, che proprio non le piaceva. Ma qualcuno doveva cedere, no?
Si accorse a poco a poco, soprattutto dopo che arrivarono i bambini, che a lui non stava bene che lei si occupasse totalmente di quei due figli che non avevano nessun altro. Anche lui voleva essere accudito. Si vergognava della sua fragilità, fisica e mentale. Si vegonava di dirgli che era stanca e in casa non ci voleva stare, che voleva lavorare.
Perché non cerchi un po’ di essere come mia madre?
La paura di non compiacerlo, di non essere in grado abbastanza. E lo accontentò.
Lui si sistemò nella bella camera da letto di sopra e lei, la nuova madre, nella brandina al piano di sotto, con i bambini. Non si divide un talamo di sensualità con la madre, vero? Smise di esistere. Diventò invisibile. Perché non hai pulito questa stanza oggi? Perché ho risposto all’inserzione di lavoro, perché stavo leggendo… Non perdere tempo con il lavoro, mia madre non lavorava, non c’è nessun altro qui che può aiutarti, pulisci piustosto e impara a fare quell’arrosto.
Forse forse… se avesse cercato di assomigliare a sua madre anche fisicamente lui l’avrebbe notata. L’avrebbe rispettata. Era piccola, fragile, allora mise su peso, tanto peso. Ecco, guarda, sto diventando una giumenca anch’io…
Guarda come ti sei ridotta e quella fu l’unica volta che la notò perché lei da sola non si notava, non si guardava allo specchio perché la sua immagine riflessa le faceva orrore, perché non era lei quell’estranea dai vestiti dimessi e logori sul corpo informe, dalle occhiaie sul volto gonfio, dai capelli trascurati. Eppure voleva essere come quella madre. Voleva essere la madre. Forse l’avrebbe amata. Certo non come un’amante, la madre non è un’amante. Ma qualsiasi tipo di amore sarebbe andato bene.
Era l’arrosto. Ecco, era colpa sua come al solito, non aveva imparato a fare l’arrosto a dovere. Ecco perché lui non la notava, ecco perché nonostante la mole era diventata trasparente. Beh, lo era sempre stata. Anche i figli erano trasparenti. Perché papà non gioca mai con noi? Perché è impegnato. Perché lavora. Perché quando torna dal lavoro è stanco e vuole leggere il giornale.
Magari con l’arrosto… e ci si mise di buzzo buono. Sperimentò, un intero gregge di agnelli ne pagò le conseguenze. Lui assaggiava distratto, da dietro il giornale. La salsa non è buona. E le patate… non hanno la consistenza giusta. Mia madre le fa meglio.
E allora migliorò la salsa. Con quell’ingrediente speciale. Lui non se ne accorse, giorno dopo giorno assaggiava i tentativi e le diceva che sì, finalmente cominciava un po’ a cucinare come sua madre.
Si compiacque. Aspettava che l’arsenico che aggiungeva alla ricetta a piccole dosi incrementali cominciasse a fare effetto. Certo che si era data da fare per trovare quell’ingrediente speciale, e lui che pensava che passasse tutto quel tempo su Internet a cercare nuove ricette.
Di lì a poco la trasformazione sarebbe stata perfetta. E mentre da dietro il giornale gustava l’arrosto e le patate lei pensava che, ogni giorno di più, lui assomigliava sempre di più al suocero.

Pubblicato su Lunedì partiamo il 20 aprile 2012

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2 pensieri su “L’arrosto di mamma

  1. 🙂 Sto raccogliendo le cose più “convincenti” che ho scritto… dire più “belle” è un po’ un’esagerazione, ma… è ora di mettere l’attività della scrittura su un altro piano, e cominciare coi concorsi. Poi vedremo 😉

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