Voltalapagina

Mi permetto di essere stanca, senza troppa convinzione. Mi concedo il momento, perché avanti non guardo, non oso guardare. Nel momento, scrivo pagine di criptiche parole.
E quello che c’è, leggo. Di tutto. Indistintamente.

“Volta la pagina, la puoi voltare.”
Ma la mano trema. Vorrei non essermi incastrata in questo loop, in questo deja vu.

“Non ti capiamo”
Perché non c’è nulla da capire. L’ineluttabilità di un vissuto. Di una decisione, che ha marcato il tempo.

“E adesso?”
E adesso mi prendo una pausa. Leggo, scrivo, lavoro. Imparo a cucinare. Cammino, corro. Preparo l’ennesima valigia.

“A quando il prossimo capitolo?”
Questo è il prossimo capitolo. Lo stai già leggendo. Parla di un autunno soffice.

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2 pensieri su “Voltalapagina

  1. La mano trema, sì. Non ci si crede, si ha paura dell’ignoto, ogni volta che si intravede uno spiraglio di luce. Però è proprio quel tremito, quell’esitazione, il sensore, la spia che forse, stavolta, sarà possibile voltare pagina. Anzi, che forse si sta già voltando.
    Per la mia esperienza è quando si è stanchi che le cose cambiano.

  2. Più che quando si è stanchi, diciamo, quando si è arrivati al limite… c’è un punto di saturazione in ogni condizione umana… che poi è anche una legge fisica, no? Guarda cosa succede alle stelle quando si esauriscono, che diventano supernove. Ciao cara, è ora di irradiare energia 😉

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