Non date per scontato

Non date per scontati i vostri fiori. Voi che li avete. Non le mimose, non in un giorno come questo.
Non date per scontata la solidarietà di un uomo, di una donna.
Non dite “lo voglio tutti i giorni”. Perché anche un giorno basta, se alla fine se ne parla.
Perchè non è così scontato.
Il rispetto per le donne non è prassi. Non è prassi un abbraccio d’amore.
Sono scontate invece le violenze. Il presumere che una donna non meriti le cure di un medico. Non meriti un libro da leggere, un lavoro.
Una carezza.
No, non è scontato.
Non tutte le donne hanno cioccolatini e fiori. Piuttosto lividi, esterni e interni. Per ogni donna che può gridare ce ne sono altre dieci, in un angolo e in silenzio.
Ecco io vi vedo.
Nel vostro angolo, vi vedo. Che pensate che non ci sia più uscita. Che scorrete i giorni tutti uguali nella convinzione di non valere.
Di non valerne la pena.
Finché qualcuno parla di voi. Anche per un giorno, un giorno solo. Vi vedo, sorridete di nascosto. Senza dire nulla, senza sbandierare o gridare, perché avete paura della derisione.
Voi donne infibulate, con il velo, che morite di setticemia, di parto, di botte. Donne che non potete scegliere, perché in quell’angolo buio e quotidiano non vedete scelta. Vi dicono che non potete vivere nella gioia, e crescete i vostri figli nel dolore. Tramandando dolore, una generazione dopo l’altra.
E quando ci chiedono “perché non hai detto di no”, non si riesce a dare risposta, vero? Perché la risposta è umiliante. Noi sappiamo qual è.
Perché volevo un fiore.
No, non diamo per scontata una mimosa. Se non le hai mai ricevute, ci fai caso. Se ti fa paura anche una carezza perché potrebbe tramutarsi in uno schiaffo, ci fai caso. Se ti fa paura anche una parola perché potrebbe tramutarsi in un insulto, ci fai caso. Se hai timore di uscire di casa perché non sai più come camminare, ci fai caso.
E la vorresti la mimosa, la carezza, il fiore, l’abbraccio, la rosa. Qualcuno che ti dicesse “tu sei importante”. Qualcuno che ti prendesse per mano quando cammini per poi lasciarti camminare come vorresti, per poi lasciarti correre e danzare.
Prendiamoci questa giornata, almeno. Non ce la togliete.
Anche per un attimo qualcuno che ci dica “vai bene come sei”.

Come se bastasse

Le mistificazioni filosofiche e le guide esistenziali. I manuali che ti dicono come vivere. Come essere felici.
Come se bastasse una formula, una ricetta. Come se il quotidiano si potesse imprigionare nei best-seller.
Come se si potesse vivere senza sentire. Come se bastasse leggere un libro.
Come se bastasse sognare. Come se quel cuscino vuoto e freddo accanto a te fosse davvero un progetto di vita.
Come se ci fossero ancora progetti per cui vale la pena scommettere, dialogare, costruire.

Come se.

Come se bastasse aspettare l’estate.
Ci sono angoli di mondo in cui l’estate non arriva. Ci sono angoli di cuore in cui non sorge mai il sole. Ci sono persone che bussano alla porta di continuo ed altre che invece si allontanano in silenzio, lasciando una striscia di briciole dietro di se’.
Come se bastassero le briciole.

E tu non vuoi più raccattare, non vuoi più implorare, non vuoi più inseguire, non vuoi più cambiare.
Non puoi più cambiare.
Improvvisamente decidi che ciò che vedi allo specchio è li per rimanerere. Improvvisamente e senza compromessi decidi che non basta e vuoi di più. Senza compromessi vedi una donna e non più una bambina.

Improvvisamente.

Ti rendi conto che in tutti questi anni non sei cresciuta. Sei stata un vagito, un anelito che mai diventava desiderio. Hai seguito l’odore della salsedine come Ishmael nella tempesta.
Ed ora la barca è alla deriva.

Inghiottimi oceano e fammi creatura marina.

Ed è subito sera

Questo è il buio che mi tormenta l’animo, e questo il periodo dell’anno che più mi seppellisce. Non vedo bene nell’imbrunire costante. Non leggo e non scrivo come vorrei. Non dormo, perché la notte è troppo lunga, troppo silenziosa.
Amplifica le lacrime, tutto questo silenzio. La mancanza di carezze rende il freddo intollerabile.
Nell’inverno che ci è dato di vivere riempio le mie ore di parole. Le mie carezze, fatte di carta e inchiostro.
Nel buio mi contorco, i miei pensieri non hanno riposo. Ed io vorrei il vuoto. Per un attimo, solo un attimo, la mente sgombra. La mente di luna e di stelle. Vorrei questo, mio unico desiderio. Mio unico amore di vita, che non sei, non sei mai stato. Non esisti se non nel mio vissuto immaginario.
In attesa dell’alba. Unica certezza, la Terra che gira sempre e nonostante tutto.

Samhain ovvero il novembre dell’anima

Non festeggio i morti ne’ i capodanni celtici, ne’ la banshee che si aggira in queste notti piovose autunnali a carpire le nostre anime consumistiche. Osservo solo una fredda settimana, che è stata un lungo fluire di pioggia e di tempesta dappertutto, ed il pianeta si è trovato unito nell’inondazione. Una globalizzazione marina di acque alte.
Non celebro questo lungo fluire di gente che non appartiene più al mondo se non nel suo vissuto collettivo. Calpestato dai beni di facile consumo.
Un tempo c’erano gli avi. Adesso ci sono le mode americane.
Da venti anni a questa parte questa è stata la prima sera senza zucca intagliata. Passata ad ascoltare il cadere incessante della pioggia. Che tutto lava, che tutto inonda.
La pioggia si è poi dissolta, evaporata. Ai raggi di questo sole che ora scalda il novembre della nostra anima.
Esco, con la determinazione di camminare piano e a lungo. Un proposito di vita.