Scrivo

“Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse)

Dino Buzzati, 26 ottobre 1957″

Effettivamente, scrivo. Di cose inutili come la vita, il tempo che passa, la  pioggia, il  freddo. Quando posso, il mare.
Scrivo, strappando momenti e parole alla vita quotidiana. Quella che ci trascina e ci febbricita. Quella che ci stanca e ci promette. E sfugge sempre.
Scrivo. Parole, a denti stretti, come dice l’anima affine di Buzzati. Una riga qui, una riga là. Un pensiero contorto, le mie briciole. Non concludo molto, non è un mestiere coordinato, una professione che mi fa pagare le bollette.
E’ un’esigenza. Un bisogno che ti prende dentro e ti fa scarabocchiare, digitare, vaneggiare. Divoro le parole di altri e le digerisco, respiro l’inchiostro di altre carte e lo sublimo con l’espirazione.
Diventa me. Le mie cellule, il mio tessuto. La mia carta. Io sono ciò che scrivo. Qualcuno lo disse, non ricordo più chi. Parole dappertutto. Le diciamo le promettiamo. Le sogniamo.
Io le scrivo.
Questo e poco altro nella vita. Io sono le parole.

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4 pensieri su “Scrivo

  1. ..e ti pare poco?
    ……………………………………..
    ce ne sarebbero di parole d scrivere..ma fa niente…tempo ne ho …
    per scrivere , per leggerle…
    ciao Martina.
    vento

  2. Ennesima sintonia. Io sono le parole. E sono stremata dall’essere parole. E ogni mattina, aprendo gli occhi, il bisogno di cavarmi da dentro parole, di metterle in fila dentro la mia testa e poi su un foglio di pixel, mi nausea. Però anch’io non riesco a rinunciare alla compulsività forse ormai insensata, forse, chissà, risolutiva, di “scarabocchiare, digitare, vaneggiare”…

    • Come ho scritto sopra, per me la scrittura è invece un’esperienza appagante. Le parole mi danno conforto, sono la mia coperta, il mio cioccolato. E’ un’esigenza, ed una volta messo tutto su carta o su schermo sto meglio. Compulsiva… sì è un’esigenza compulsiva, allo stesso modo il leggere: una bulimìa verbale.
      Mi piace 🙂

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