La ricerca della gioia

chagall

La nostra generazione maledetta. Quella che vive delle illusioni di piacere. Non quello vero e solido, ma quello effimero che ci viene venduto a tassi bancari altissimi. Quando ci sarà dato di gioire, chiede un amico? Al di fuori dell’eterna precarietà dell’essere.
La ricerca della gioia diventa adesso il mio obiettivo primario. Non quella gioia materiale dettata da facili consumi. Parlo della gioia semplice di una vita semplificata.
La gioia delle certezze.
Vent’anni di precariato esistenziale alle spalle mi rendono difficile discernere. La nostra generazione maledetta, che non riesce a tenere insieme lavori e famiglie. Lo stesso sostrato sociale che si disgrega sotto i nostri piedi.
Un tempo c’erano le certezze. Quelle delle famiglie estese che non ti lasciavano andare alla deriva. Quelle dei lavori semplici, solidi, permanenti. Non i call centre, non le false economie.
Si aveva coscienza sociale, appartenenza. Si aveva un indirizzo, identità, radici, genitori, figli, sposi, amanti.
Amici che c’erano, a scadenze regolari. Pochi soldi in tasca, ma costanti.
Un rivolo costante che non lasciava smarrimento.
Si chiamava società. Quella solidarietà capillare che non faceva vittime o prigionieri.
Poi più nulla. A poco a poco si è polverizzata una certezza dietro l’altra.
E siamo rimasti senza domani, senza oggi.
Ed io che ricerco la gioia. Ci provo. Vorrei riempirmi la casa di fiori, di profumi. Vorrei circondarmi di sorrisi.
Ma attorno a me la gente non è più capace di sorridere.
Nessuno.
Tutti cercano spiegazioni. Ma è l’anomia dei sentimenti la causa primaria del nostro dolore.
E’ il non sapere più come gioire.
Perché noi crediamo che questa vita che ci isola e ci punisce sia la vera essenza di tutto. Perché ci hanno fatto credere che il mondo deve girare così. E invece no.
No, no e ancora no.
Riparto da zero. Completamente.
Siamo destinati al piacere. Non quello materiale del consumo. Siamo destinati al piacere del vivere in quanto esseri umani.
Voglio sorridere.
Eternamente utopista, irrinunciabilmente idealista. Non desisto.

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14 pensieri su “La ricerca della gioia

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  2. ” Perché ci hanno fatto credere che il mondo deve girare così. E invece no.”
    Sempre abbiamo di fronte a noi un già detto, un già vissuto, un già visto. Abbiamo la possibilità di reinterpretarlo e di riviverlo per estrarne altro. Forse questo è il cambiamento possibile, e allora la gioia potrebbe nascere anche da ricordi che ci riportano sofferenze. Non credo che nella nostra breve vita le cose si possono cambiare radicalmente, ma di certo possiamo lavorare sul nostro modo di guardare il mondo. Che è prima di tutto una nostra rappresentazione. Mi piace interpretare il tuo “riparto da zero” in questo modo.
    Ti lascio una canzone di una grande donna. Un caro saluto.

    • Carissimo Bruno, benvenuto e grazie per la canzone. “Non rimpiango nulla”, fossi in grado anch’io di dirlo ma sarei disonesta, perché rimpiango gli errori fatti per inesperienza che, se invece non fatti, mi avrebbero portato ad un presente più tranquillo e sereno. Ma così è, perché il mondo è una nostra rappresentazione, ma quanto mi trovi d’accordo, io sono una fenomenologica pura. E allora anche il dolore è una nostra rappresentazione, anche il “sacrificio”. Ma noi siamo talmente abituati, culturalmente, ad accettarlo che lo prendiamo come parte integrante della nostra esistenza. Che ci roviniamo puntualmente.
      Un caro saluto.

      • ciao Martina, finalmente incontro una “fenomenologica pura” che, soprattutto, non ha bisogno di spiegazioni per capire di che stiamo parlando! Da tempo aspettavo di trovare un confronto proprio su questi temi. Oggi gli argomenti per parlarne son più che mai attuali, sia che parliamo di uomini/donne, sia che parliamo di “cristianesimo” . Anni fa ho dedicato molto tempo a leggermi Husserl ed Enzo Paci solo perché volevo capire il valore di un diario di un giovane studioso, morto a 34 anni, che si era occupato di politica nel nostro angolo di Svizzera, ed era stato il primo in assoluto a scrivere in italiano una sintesi del pensiero di Husserl, dopo aver letto i manoscritti in tedesco ancora inediti. Il suo nome era Guido Pedroli.Avevamo pubblicato una antologia dei suoi scritti ( nel 1990 ) in tanti ambiti politico-culturali, e ci eravamo scontrati con una lettura del suo pensiero del tutto strumentale e falsificatoria ( ideologica ) che era riuscita a strumentalizzarne il pensiero, piegandolo per motivi banalmente “politici”, ad una interpretazione cosiddetta “marxista”della realtà ( dove Marx non centrava proprio…). Ebbene, quell’esperienza mi aveva convinto di un fatto incontestabile: una “ideologia” è in grado di influenzare e modellare la lettura dei “fatti” e di costruire una rappresentazione del reale tale da penetrare nelle coscienze, offrendo occhiali deformanti consolatori, che possono essere vissuti come “verità”, perché in qualche modo sono considerati dei “valori”. Il riferimento a dei valori è sempre fondamentale, affinché l’ideologia funzioni. E su questa linea ero arrivato a scrivere che la prima , vera, massima ideologia era proprio l’idea del dio, simbolo e proiezione metaforica del concetto di infinito e di infinite possibilità della mente umana, che tutto vuol sapere e comprendere, ma che sempre si ritrova a dover fare i conti con la finitezza della vita, la precarietà dei pensieri, delle certezze che decadono. A dover confrontarsi con il dolore e la morte. Mi sembrava allora di aver capito che, se ci poniamo nella prospettiva di voler “cambiare il mondo” , se dimentichiamo che qualsiasi cambiamento passa da una modificazione del modo di percepirlo a livello individuale e quindi collettivo, rischiamo sempre di combattere contro i mulini a vento scambiandoli per giganti. Nel mentre che i mugnai continuano indisturbati a macinare il loro grano.
        Un caro saluto e a presto!

  3. Ultimamente ho vacillato nell’opinione che siamo fatti per amare.
    Ma resto fermamente convinta che siamo fatti per gioire 🙂
    (Grande e bellissimo post, che spiega le ali e si libra in volo davvero come una fenice, o un albatro, o un’aquila maestosa. Grazie)

    • Ma grazie a te! Sull’amore è un altro paio di maniche. dipende da cosa intendi. Certo, amore e gioia sono correlati, non puoi andare in giro a odiare tutto e tutti e sentirti serena… beh alcuni lo fanno 😀 Non credo nell’amore erotico, se è quello che intendi, l’amore eterno di coppia e gli innamoramenti da film. Beh no dai, per dirla alla Bruno, anche quelle sono rappresentazioni culturali, costrutti belli e pronti per dare a noi donne il ruolo tanto caro alle società, ahmé, basate su sistemi religiosi e non solo occidentali. Ruoli di sfruttamento, anche reciproco. Tuttavia credo nella solidarietà umana, e fortemente, che si manifesta nel suo punto più alto con l’amicizia. Ecco, quello è amore, e solo quello. Quello che dà gioia, e non dolore. L’amore che provoca sofferenza, che amore è?

    • Cara Luz, in realtà non la capisco neanch’io per molti versi. Non l’ho capita per lungo tempo, per nulla, non capivo il perché del mio quotidiano, tutti i progetti che mi fallivano e così ho cominciato a non farne più. Poi, un barlume. Ho capito, ma neanche “capito”, diciamo “intuito”, che ogni essere umano deve tendere alla gioia. Che possibilmente si riesca ad esprimere nell’amicizia, nei rapporti umani sereni. Un lavoro soddisfacente, non teso al profitto, a cui non credo (ma non devo precisarla questa cosa proprio a te 😉 ) ma alla valorizzazione della propria umanità. Umanità, questa parola che ci siamo scordati ormai da troppo tempo. Ma quanto sarebbe lungo questo discorso… andrebbe fatto di presenza 😉

  4. @Bruno: questa conversazione si deve approfondire… io mi sono laureata usando l’analisi interpretativa fenomenologica come metodo di ricerca per la mia tesi 😉

    • E allora vediamo di provare a fare due cose: esplicitare i criteri di analisi ( quelli che hai usato ) e individuare un tema rilevante e vissuto da tutti come fondamentale, su cui applicarli. Non riesco a sapere se possiamo farlo qui o in altra sede, in ogni caso sarebbe bello usare uno spazio in rete dedicato solo a questo, per far partecipare altri. Possiamo facilmente creare un altro blog dedicato. Credo che una delle difficoltà nasca dalla questione di metodo , per nulla evidente far capire perché sia importante.
      Credo

      • forse in un’altra sede… questo è un blog di sperimentazione di scrittura creativa e non si arroga alcuna velleità filosofica. Non sarei neppure in grado di gestirla e probabilmente annoierei gran parte dei miei lettori 😉 Ma un progetto separato è da considerare 😉

    • La primavera prima o poi arriverà, cara Luz. E verrò sicuramente a trovarvi, perché devo. Questione, letteralmente, di settimane. Sarai informata 😉

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