Chiedo scusa

equilibrista

Chiedo scusa per questo mondo senza primavere. Senza ideali, ideologie o passioni. Vi chiedo scusa, generazione spenta di bambini che non trovano il percorso.
Dovremmo chiedervi scusa tutti i giorni. Per non esservi stati padri, madri o famiglia. Per non avervi dato conoscenza dell’amore, quello vero senza carte di credito. Senza partita doppia.
Per questa vita senza gioia.
Ma non è tua la colpa.
E di chi altri, allora? Noi non abbiamo imparato dalle guerre e dalle carestie. Non abbiamo imparato, non vi abbiamo insegnato. Non abbiamo visto perché la nostra cecità non ha saputo andare oltre facili consumismi, materiali e di affetti. Eravamo appagati, subito. Poi ci siamo disperati. Ci siamo resi conto che era troppo tardi. Che troppi danni rendono ora quest’impresa impossibile.
Il tornare a essere.
Chiedo scusa per quest’anomia. Per questo vuoto totale. Io ci ho provato. Non voglio scusanti, ma devo dirvelo che ci ho provato.
È facile perdere l’equilibro se il vento è forte, la pioggia battente e orizzontale. E non vi chiedo neanche di capire.
Perché non ho più fiducia neanche nel tempo riparatore.
Vi chiedo scusa, invece. Non mi rimane altro da fare. Per gli anni che verranno, duri e senza orizzonti.
Non rimane altro.

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