Di primavere incredule

Wyeth

E venti sferzanti. Se il clima non muta, neppure cambia la malinconia costante, che accomuna gli homo sapiens alle rondini che non arrivano e alle api che non fecondano.
Diventiamo sterili. Non particolarmente tristi: ci affacendiamo. Ci lamentiamo, protestiamo contro le tasse e l’inedia politica, poi torniamo a laboriose -e spesso inutili- attività. Non tristi dunque. La μελαγχολία è l’umore nero, il liquido scuro che ci attraversa il sistema nervoso e che ci toglie il sonno. La bile che ci disturba la digestione e i metabolismi dell’anima.
Se il clima non muta. Noi, al mondo tutti collegati, continueremo a camminare rabbrividendo e anelando un sole caldo.
È una primavera incredula. Quasi attonita, senza fiducia né particolare entusiasmo. Non osa, non progetta. Vive giorno per giorno senza calore. Ci vuole energia per sprigionare il tepore fertile che ravviva le emozioni . E questa è una primavera sterile. L’inverno troppo lungo ci ha incatenati alla nostra accidia. Non sappiamo dunque decidere il calore, non riusciamo a produrre energia creativa e cambiamenti. La nostra pelle è pallida e l’organismo è stanco.
Ci vuole amicizia: quello sarà il calore che toglierà la sferzata di freddo dal sole esitante. Ci vuole quella fiducia che asciughi l’eccessiva pioggia.
Ci vuole.
Perché tornino le rondini, finalmente.
Poi, tornate le rondini, quando il sole avrà finalmente asciugato l’umidità in eccesso e la muffa sulle nostre esistenze un po’ stantìe, allora e solo allora si potrà ricominciare a cercare. Lavoro, vita, famiglia.
Non prima, però. Il lungo inverno di anni ha congelato le speranze. E si è vissuto in un realismo forzato, in un continuo rimpianto per ciò che non era più possibile rimpiangere.
Ho messo il cuore in pace, ho appreso e acquisito l’irrinunciabile imperativo alla gioia. E all’accettazione di ciò che la vita mi ha concesso, senza fare sconti. Un’enormità. Mi guardo intorno e mi rendo conto che la perfezione non è mai stata possibile. Che ciò che ho basterebbe a riempire cinque o dieci vite.
Mi riapproprio di me stessa. Delle mie piccole appartenenze, dei miei minuscoli possessi -non materiali, come dovrebbero essere tutti i possessi.
Reagisco, lascio scorrere ma non attendo più l’impossibile.
Sono un essere imperfetto e, in mezzo a tanti simili, comprendo che l’imperfezione ha un che di divino.
Infine. Senza cercare splendori mi incammino a prendere un treno, l’ennesimo di questa vita di viaggi e partenze.
E di ritorni.
Soprattutto, di ritorni.

Annunci

4 pensieri su “Di primavere incredule

    • Ti ringrazio 🙂 Non molta energia in realtà, non molta. Il lungo inverno me l’ha risucchiata. diciamo che sto cercando di prendermi una vacanza da tutto. Ciao, con affetto.

Quello che vuoi...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...