Aeroporti


Gli arrivi sono la parte più dura.
Quando esci dai cancelli e non c’è nessuno. Quando ti aggiri per l’odiosa folla dei riceventi. Di quelli che abbracciano e accolgono. Li detesti, ti scopri invidiosa bambina.
Ti ritrovi, infatti, bambina. Stizzosa, e dalla lacrima facile.
Vorresti che qualcuno ti tenesse per mano e di conducesse nei labirinti dei gate e dei punti di check-in. Tra gli addetti alla sicurezza e i negozi di falso-duty free.
Le partenze no, le partenze portano un’aspettativa. Consentono di fuggire da un addio. Inoltre, le partenze hanno un arrivo.
Il momento più crudele.
Perché tu credi che il viaggio sia finito e invece è appena iniziato. E non è una vacanza, non lo è mai. Quando trovi il vuoto, all’arrivo, non è mai una vacanza, un viaggio d’avventura. Gli esploratori trovano in genere il mondo ad aspettarli. Neppure una persona specifica: tutti. La folla dei riceventi è per loro. Per loro è la città d’arrivo, i mezzi di trasporto, le strade, gli eventi metereologici.
Ma quando esci dai cancelli e non trovi nessuno capisci di non essere un’esploratrice. Capisci che non stai neppure viaggiando. Sei ferma lì, incastrata nei tuoi eventi passati. Claudicante in un presente insostenibile. E il futuro? Beh, quello, non c’è. Per semplice definizione.
E lo sai. Ne sei cosciente che non si può vivere come un’eterna ragazzina. Lo sai.
Sai che il giorno in cui ci sarà qualcuno ad aspettarti al tuo arrivo, dietro a quelle porte automatiche, capirai che il peggio è passato.

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3 pensieri su “Aeroporti

  1. Volevo farci un post sugli arrivi degli aereoporti. Che sono così diversi da quelli delle stazioni, ho scoperto, avendone praticato parecchi l’anno scorso, alternativamente.
    E’ vero, le accoglienze agli aeroporti sanno di letterario. L’astuto regista e sceneggiatore inglese Richard Curtis ci ha strutturato un film intero, intorno agli abbracci agli arrivi dei passeggeri nell’aeroporto di Heathrow. Come se i viaggiatori sbarcati fossero tornati da un periglioso giro del mondo. Sarà che gli aerei coprono spesso distanze più lunghe dei treni, sarà che comunque il volo porta con sé sempre un turbamento ancestrale, ed è come se i nostri cari ci piovessero, letteralmente, dal cielo. E’ così, in effetti. Però davvero i ricongiungimenti agli aeroporti sono spesso qualcosa di insostenibile, di imbarazzante a cui assistere.
    Non sono mai salita su un aereo (pazzesco, no?), lo farò per la prima volta – spero e incrocio le dita, finché non ci sono non ci credo – tra due giorni. Finora sono sempre stata dall’altra parte dei cancelli: in mezzo alla folla di quelli che attendevano all’arrivo.
    Io sono quella che è sempre rimasta accanto al focolare. Gli altri viaggiavano, andavano lontano, e io invece sempre qui, ferma, ad attenderli.
    Ora ho capito che è inutile attendere chiunque. Perché anche attendere, come essere attesi, è un’illusione.
    Atterrando giovedì a Stansted (tocco ferro!) non troverò nessuno ad aspettarmi. Chissà, forse proverò anch’io la regressione a bambina col labbro tremante, col groppo in gola e la lacrima sul ciglio. E’ una sensazione che conosco benissimo, che vivo ogni giorno.
    Però penserò a te. Io sola, tu sola.
    Di quella solitudine che va al di là dell’isolamento. Che si prova anche quando, come nel mio caso, si viaggia accompagnate. Che deriva dalla consapevolezza, dal rifiuto di accettare edulcorazioni o surrogati della propria realtà.
    Che è l’unico modo possibile per far sì che l’essere attese, in qualsiasi parte del mondo, un giorno, sia davvero un segno di novità autentica.
    Buon viaggio, Marti.

    • Grazie… intuisco voli Ryanair 😉 Come primo volo non è esattamente romantico, dato che loro sono la quintessenza del low cost e del cinismo… ovvero ti trattano a pesci in faccia. Ti assicuro, con le altre compagnie aeree si vola MOLTO meglio, almeno ti assegnano il posto 😀
      Io ho volato troppo, troppo spesso, troppo sola. Ci vuole qualcuno che ti accolga all’arrivo. Soprattutto quando il viaggio non è di piacere. Io odio gli aeroporti. Non il volo in se’ che, dato che io mi rifiuto categoricamente di volare con la Ryanair (immorali e scomodi e per fortuna non volano su Milano, problema risolto), in genere è comodo ed un rilassante “cullamento” oltre le nubi. No, io odio gli aeroporti, che per me rappresentano disagio e solitudine.
      Beh, spero che qualunque sia il fine del tuo viaggio, ti permetta di vedere la mia adorata Londra (un po’ distante da Stansted ma ben servita da mezzi). E di permetta di essere esploratrice e non pendolare transnazionale come, mio malgrado, lo sono io.
      Buon viaggio a te (io lascio passare il ponte…).

      • Ryanair, Ryanair 😉
        Non ho scelto io: fa parte della schiera di motivi per cui si può intonare un “meglio sole che male accompagnate” 😀
        Sì, vado a Londra, la tua e la mia adorata Londra ❤
        E ora ho un altro ottimo motivo in più per pensarti!

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