Elegia

YerkaTu hai questo dolore aperto. Come una ferita che mai si rimargina. E sei rimasta a guardare.
Senza punti di sutura, hai navigato costante. Con questo dolore aperto.
Ma lo sai. Ci sono altri modi di essere donna. Che non includano il sacrificio. Che non includano la costante aspettativa.
Tu con questo dolore aperto. Che usi i sorrisi come punti di sutura. Ma non tengono, non durano mai.
Tu che hai cercato eremitaggio e radici. Ed allo stesso tempo conforto. Tu. Te stessa, gioco del destino. Sei rimasta a osservare la pioggia costante, il freddo innaturale. Sei rimasta nel tuo angolo di cuore, a leggere storie improbabili e improbabili promesse.
Adesso cerchi riparo. Non cammini più nella pioggia nè corri nel vento. Cerchi solo riparo e conforto.
La primavera non arriva, nè l’estate. Sei rimasta a guardare quelle foto, le poche rimaste, di quando c’era uno spiraglio di sole. Non rimane altro, perché vent’anni di autunno costante ti hanno tolto il colorito e la passione.
E si è gonfiato il fiume, si è gonfiato. Tu, diga che sta per rompersi, ma non si rompe mai. Elastica e flessibile, continui a non cedere. È la barriera col tuo essere. Persona, donna, fragile, forte. E non hai mai paura, perché quella ti chiuderebbe in casa definitivamente.
Tu che ti aggrappi a un libro, a una parola. Mai ti abitui alla pioggia.
Sarebbe un po’ come morire.

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Trattato di culinaria per donne tristi

Alla diciottesima pagina, questo libriccino di profonda saggezza gustativa recita: “Se vuoi che altre labbra siano con te generose, apri anche le tue”.
È un pamphlet di saggezza spicciola, di stregoneria poetica al femminile, scritto da un uomo, Faciolince, che ama l’ironia e le donne. Piccolo, leggero, arioso. Non sono ricette, né capitoli. Sono pennellate che vanno dalla pozione all’arrosto di dinosauro. Ma anche ricette vere che non indicano grammi o dosaggi, ma semplicemente stati d’animo.
“In realtà, molte volte, non c’è nulla di più sensato che essere tristi”. Un nostro diritto.
E tra le pagine del saggio di cucina dell’anima, scorrono i nostri diritti primari femminili. Quello della passione, della disperazione, della gioia. Il diritto ad avere a fianco uomini degni, che assaporino le nostre pietanze di vita.Il diritto all’adulterio e alla fedeltà.Veleggia con le parole, lo scrittore, veleggia e non indulge in facili pirotecnìe. Perché mai bisogna esagerare, “non sono un gourmet gottoso o goloso”, afferma lo scrittore colombiano. E ci rivela che i banchetti non sono per tutti i giorni, perché la vita bisogna assaporarla con la semplicità del pane e zucchero e arancia.
Le sue sono parole di piaceri pacati, ma cionondimeno di piacere.
Ho gustato questo libro come un dolce del sud, di quelli che vanno sbocconcellati con calma, sotto il sole intenso di un mediterraneo quasi dimenticato.
Lo consiglio alle donne che vogliono diluire una malinconia latente. E agli uomini che vogliono consiglio su come dare un sorriso alle donne che dicono di amare.

Il libro di Héctor Abad Faciolince, Trattato di culinaria per donne tristi, è edito da Sellerio.

Destinazioni

Markowsky

E se, mi chiedo adesso sotto questo sole impaziente che s’impone a tratti sulle nuvole, e se avessi preso quell’altro aereo, cosa sarebbe successo?
Lunghi sono stati gli anni, e ingrati, così come ingrate sono le scelte che non ci lasciano possibilità di appello. Tra i se e i forse e la pelle che brucia per il vento, dato che non trovo riparo, mi chiedo come sarebbe stata quell’altra destinazione anni e anni fa.
Avrei disegnato gli arcobaleni che mi ero immaginata? Punti di domanda che non fanno bene alla salute: infatti la mia se n’è andata inseguita dai rimpianti, abbattuta dalla violenza. E mi ci vedo ad arrivare in quell’altro aeroporto, invece, e a saltellare spensierata tra gli eventi della vita.
Finalmente libera.
Che poi la libertà è un concetto instabile, indistinto.
Ebbene sì, mi sono detta tutto questo tempo, la libertà prescinde da tutti i rimpianti. È un costrutto e me la posso solo immaginare. Mentre guardo oltre questa scogliera, oltre l’orizzonte che mi sono imposta. Mi immagino percorrere le strade di quell’altra città con passo leggero. Amare altri uomini e, stavolta, amarli veramente. Con la libertà di azioni che permette l’indipendenza del sentire. E godere dell’essere amata. Godere.
Se avessi dunque preso quell’altro aereo? Sarebbe davvero cambiato qualcosa?
Forse sì, con un lavoro dignitoso che intravedo in tale vissuto parallelo. La stabilità quotidiana che mi prende le ore e mi dà la vita. Lo vedo, oltre la scogliera.
Avrei potuto appellarmi, ribaltare il verdetto. Prendere il volo su un’altra rotta.
Mi sarei comprata le scarpe rosse che volevo e avrei brandito la mia vita, fiera spada.
Però. C’è sempre un però. Loro non ci sarebbero stati. Sì, loro, corredati di fragilità e di impossibile quotidianità smarrita. Non ci sarebbero state le lacrime, ma neppure tutto quest’amore. Loro, le persone che mi hanno attraversato la strada e quei figli che me l’hanno resa ampia e tortuosa.
Questo è il però che mi porto dietro nella fuga. Avrei rifatto il tutto?
Tutto, sì. E avrei comunque premuto il grilletto. Dieci, cento, mille volte ancora. L’avrei premuto per liberarmi di te, aguzzino della mia esistenza, il grilletto della pistola trovata per caso nel tuo comodino. Non sapevo di questa tua passione per le armi, anche se avrei dovuto immaginare.
Vedi, se avessi preso quell’altro aereo, tu saresti ancora vivo. E sarebbe stato un errore. Io non sarei fuggitiva ma di ciò non m’importa.
Tutto rifarei, tutto.
Mi troveranno un giorno. O forse no. Ancora una volta dipenderà dalle mie destinazioni, dalle mie scelte. Dalle partenze e dai decolli.
Come se questo sole impaziente potesse scomparire del tutto, un giorno.
Appunto, non accade.

 

(prima che vi scateniate, questo è un esercizio di scrittura creativa…)

Just my opinion….

Life's big balloon race

When we are born we are sculpted and made to believe certain things. The people telling us these certain things finally feel important and worthy enough to stuff this information down our throats while we look up at them with eyes full of amazement and awe soon to vanish when we are old enough to develop a lovely new addition to our brain called “common sense”. It is something that is becoming rarer and rarer in man kind and when I’m long gone and my children are long gone and my children’s children are long gone so will common sense and I hope in that very second the world blows up because it would be useless anyway.

We are told first that there is a god. That the clouds are his whipped cream and the buildings and houses and skyscrapers are merely his doll houses. Then we learn that you…

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