Destinazioni

Markowsky

E se, mi chiedo adesso sotto questo sole impaziente che s’impone a tratti sulle nuvole, e se avessi preso quell’altro aereo, cosa sarebbe successo?
Lunghi sono stati gli anni, e ingrati, così come ingrate sono le scelte che non ci lasciano possibilità di appello. Tra i se e i forse e la pelle che brucia per il vento, dato che non trovo riparo, mi chiedo come sarebbe stata quell’altra destinazione anni e anni fa.
Avrei disegnato gli arcobaleni che mi ero immaginata? Punti di domanda che non fanno bene alla salute: infatti la mia se n’è andata inseguita dai rimpianti, abbattuta dalla violenza. E mi ci vedo ad arrivare in quell’altro aeroporto, invece, e a saltellare spensierata tra gli eventi della vita.
Finalmente libera.
Che poi la libertà è un concetto instabile, indistinto.
Ebbene sì, mi sono detta tutto questo tempo, la libertà prescinde da tutti i rimpianti. È un costrutto e me la posso solo immaginare. Mentre guardo oltre questa scogliera, oltre l’orizzonte che mi sono imposta. Mi immagino percorrere le strade di quell’altra città con passo leggero. Amare altri uomini e, stavolta, amarli veramente. Con la libertà di azioni che permette l’indipendenza del sentire. E godere dell’essere amata. Godere.
Se avessi dunque preso quell’altro aereo? Sarebbe davvero cambiato qualcosa?
Forse sì, con un lavoro dignitoso che intravedo in tale vissuto parallelo. La stabilità quotidiana che mi prende le ore e mi dà la vita. Lo vedo, oltre la scogliera.
Avrei potuto appellarmi, ribaltare il verdetto. Prendere il volo su un’altra rotta.
Mi sarei comprata le scarpe rosse che volevo e avrei brandito la mia vita, fiera spada.
Però. C’è sempre un però. Loro non ci sarebbero stati. Sì, loro, corredati di fragilità e di impossibile quotidianità smarrita. Non ci sarebbero state le lacrime, ma neppure tutto quest’amore. Loro, le persone che mi hanno attraversato la strada e quei figli che me l’hanno resa ampia e tortuosa.
Questo è il però che mi porto dietro nella fuga. Avrei rifatto il tutto?
Tutto, sì. E avrei comunque premuto il grilletto. Dieci, cento, mille volte ancora. L’avrei premuto per liberarmi di te, aguzzino della mia esistenza, il grilletto della pistola trovata per caso nel tuo comodino. Non sapevo di questa tua passione per le armi, anche se avrei dovuto immaginare.
Vedi, se avessi preso quell’altro aereo, tu saresti ancora vivo. E sarebbe stato un errore. Io non sarei fuggitiva ma di ciò non m’importa.
Tutto rifarei, tutto.
Mi troveranno un giorno. O forse no. Ancora una volta dipenderà dalle mie destinazioni, dalle mie scelte. Dalle partenze e dai decolli.
Come se questo sole impaziente potesse scomparire del tutto, un giorno.
Appunto, non accade.

 

(prima che vi scateniate, questo è un esercizio di scrittura creativa…)

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3 pensieri su “Destinazioni

  1. ciao Martina ,destinazioni mi piace molto,la tua scrittura in generale mi piace molto,caspita complimenti!!!!
    Gabriella

    • Gabriella, prima di tutto grazie per essere passata di qui, e grazie per i complimenti! Questo è solo un blog di sperimentazione di scrittura ma ammetto che potrei fare di più… su incitazione della nostra amica comune Loredana 🙂

  2. allora continuo……provo ad incoraggiarti anch’io perchè la tua scrittura tocca,sì,scrittura al femminile,cuore,carne e mente.mi sono commossa, come ascoltando una musica.grazie
    Gabriella

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