Elegia

YerkaTu hai questo dolore aperto. Come una ferita che mai si rimargina. E sei rimasta a guardare.
Senza punti di sutura, hai navigato costante. Con questo dolore aperto.
Ma lo sai. Ci sono altri modi di essere donna. Che non includano il sacrificio. Che non includano la costante aspettativa.
Tu con questo dolore aperto. Che usi i sorrisi come punti di sutura. Ma non tengono, non durano mai.
Tu che hai cercato eremitaggio e radici. Ed allo stesso tempo conforto. Tu. Te stessa, gioco del destino. Sei rimasta a osservare la pioggia costante, il freddo innaturale. Sei rimasta nel tuo angolo di cuore, a leggere storie improbabili e improbabili promesse.
Adesso cerchi riparo. Non cammini più nella pioggia nè corri nel vento. Cerchi solo riparo e conforto.
La primavera non arriva, nè l’estate. Sei rimasta a guardare quelle foto, le poche rimaste, di quando c’era uno spiraglio di sole. Non rimane altro, perché vent’anni di autunno costante ti hanno tolto il colorito e la passione.
E si è gonfiato il fiume, si è gonfiato. Tu, diga che sta per rompersi, ma non si rompe mai. Elastica e flessibile, continui a non cedere. È la barriera col tuo essere. Persona, donna, fragile, forte. E non hai mai paura, perché quella ti chiuderebbe in casa definitivamente.
Tu che ti aggrappi a un libro, a una parola. Mai ti abitui alla pioggia.
Sarebbe un po’ come morire.

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2 pensieri su “Elegia

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