Lezione #1

abbatiCon poco. Fai cadere quel bagaglio pesante che ti ha zavorrato per decenni. Lo fai cadere.
E ti senti improvvisamente leggera. Eterea.
Bisogna poi re-imparare a vivere con poco. Per questo non dura. Per questo il bagaglio lo si riprende sempre, fardello inevitabile. Non si è capaci. Tutto il passato, tutta una vita. Non solo, non basta, vuoi prenderti pure le vite degli altri, i fardelli degli altri.
E il bagaglio diventa così grosso che non ti muovi più, neanche di un passo.
Per questo quando lo fai cadere ti sembra di volare. Per questo quando lo abbandoni al suo destino, che è l’oblìo, ti metti a correre così veloce che nel giro di minuti ciò che prima era montagna invalicabile diventa, alle tue spalle, un puntino invisibile e distante.
Quindi, dicevo, si re-impara. Si apprende l’arte, le fondamenta, l’abc del vivere neonato. Con poco. Bisognerebbe soprendere chi ti sta attorno e a chi ti chiede chi sei, rispondere: non sono nulla.
E a chi ti chiede da dove vieni, rispondere: sono sempre stata qui.
Come, non mi hai mai vista?
Perché chi è destinato a essere nella tua vita in realtà c’è sempre stato e mai se ne andrà.
Riparti dunque. Senza bagaglio, stavolta. Senza bagaglio puoi andare lontano. Non paghi la sovratassa dell’imbarco. Improvvisamente, leggera.
Tutto si polverizza. Sensi di colpa, rancore. Tutto si minimizza, ecco il tuo puntino lontano all’orizzonte. Fino a scomparire.
Che fatica, però, ti dici. Non ce la faccio. A far cosa? A lasciar andare tutto.
Eppure, ciò che scompare all’orizzonte non esiste più.
Ecco la mia prima lezione. Aprire una nuova finestra ogni mattina. Sullo stesso sole che però rigenera costantemente la sua luce. Quella reazione nucleare continua che scandisce il tempo. E dà la vita. Rinnovata e in perenne circolo, come una goccia d’acqua su una rosa al mattino.

Di cose semplici

Larson

Ma lo sai di cosa vorrei parlare, invece?
Mentre lui la guardava in modo strano, perplesso. Il cielo in sottofondo.
“Di cosa?” accennò.
Di cose semplici.
“Ovvero?”
Non più disquisire di massimi sistemi.
E lui si chiedeva cosa rimanesse, in questo mondo complicato. “Di cosa dunque?”
Del gelato che abbiamo mangiato ieri e di come si scioglieva al sole. Del sapore che lasciano le fragole sulla lingua. Del bucato che ho appena steso e del profumo che emana nella brezza.
“Di questo vuoi parlare, del bucato?” e non si capacitava.
Sì. E del rumore della pioggia. E delle fusa del mio gatto.“Ti fa paura il resto?”
Lei pensò che quell’ansia sarebbe stata più sopportabile se condivisa in due, raccogliendo papaveri ai bordi di un campo di grano. Perché la leggerezza a volte non solo è sostenibile. È necessaria.