Si impara

dmitriev

Così mi dicevano. Che la vita lascia un segno costante, un’indicazione di direzione. E si impara a tenere la rotta. Malgrado le ingenuità e gli errori, la vita è una scuola di navigazione continua, mi dicevano. Alcuni imparano subito, altri invece hanno bisogno di virate continue. Altri invece non trovano il baricentro. Altri ancora perdono la rotta a ogni cambio di vento e di stagione.
Che poi le stagioni neanche cambiano più.
Poi c’è la tempesta, quella che mai finisce e si rinnova in continuazione. Si nutre di se stessa, delle sue correnti e delle sue maree. Scossa dalle attrazioni lunari, agitata dalle perturbazioni, mescolata da libecci e maestrali. Ma il tuo cabotaggio è piccolo e non ce la fai a percorrere lunghe distanze. Speri sempre nella bonaccia.
Che poi un giorno arriva.
Te ne accorgi a poco a poco, quando tutto si calma. Quando intravedi l’orizzonte e non ce la fai a comprenderlo tutto.
Allora, semplicemente, ti fermi. Sai che devi. Lasci che tutto ti scorra attorno. Voci, strepiti, lacrime, fraintendimenti. Tutto ciò in cui hai creduto e che non era vero. Tutto ciò che avresti voluto ma che davvero non volevi. Tutte le logiche di profitto materiale e personale. Tutte le guerre, gli scontri e i conflitti. Tutte le illusioni e le false promesse.
Rimani a guardare. Seduta a prua verso l’orizzonte, smetti di parlare. E speri di diventare universo, un giorno. Centrata, costante, diretta, solida tra le onde.
Nella tua infinita bonaccia, imparerai a leggere la mappa del cielo senza aver più bisogno di chiedere.
Diventerai saggia balena, un giorno.

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4 pensieri su “Si impara

  1. Dici che arriva, prima o poi? Dici che è quello che vogliamo veramente? E che poi saremo mai pronti ad accettarla, la mancanza del vento che sferza, la prua che affonda sentendo il tremore del timone tra le mani? O che all’ultimo, con una brusca virata ed un giro di vento, non torneremo nuovamente a sfidare le onde più alte?
    Non so, ma parlo per me. Alla fine è la prua puntata ostinatamente dritta sulla prossima tempesta in arrivo, che ci tiene in vita.

  2. Carissimo D&R, a me personalmente le tempeste non tengono in vita, piuttosto il contrario, ho rischiato varie volte l’annegamento. Desiderarle, analizzando il mio vissuto, lo considererei un atto masochistico. E in quanto a masochismo, ho già dato (e tanto). Proprio perché voglio rimanere in vita, ho bisogno adesso di un sicuro approdo.
    Un abbraccio

  3. Ogni tanto sì, quasi si annega, nelle tempeste. Però poi non succede.
    E talvolta basta un po’ di riposo su un’atollo, ad asciugarsi al sole, per ritemprarsi.
    Perché un approdo sicuro, io mica ci credo che sia possibile ottenerlo, nella vita. Anche se capisco cosa intendi dire.
    Io sono arrivata al punto di accettarle, le mie tempeste. Di amarle.
    E’ solo così che non mi sferzano più.
    Me stessa è l’unico approdo sicuro a cui posso aspirare. E nave, e prua, e capitano insieme.
    “E subito riprende il viaggio/come/dopo il naufragio/il superstite lupo di mare”: da giovane di questa poesia avevo fatto il mio motto, intuendola senza capirla. Oggi so quello che vuol dire: che non ci si può fermare. Non è coraggio. O incoscienza. Semplicemente, è la vita.

    • l’approdo sicuro siamo noi. non c’è altro luogo o persona. solo in noi stessi si può trovare la pace.
      ci ho messo 48 anni a capirlo.
      Ora devo imparare a metterlo in pratica 😉

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