Inestetismi

DONNA-ALLO-SPECCHIOGli inestetismi della vita non riesci mai a ignorarli. Sono sempre lì, forse dissimulati ma li vedi, se scruti bene allo specchio.
Quando ti alzi la mattina già stanca. E ti chiedi che fine abbia fatto il tuo tempo. I tuoi anni migliori. Ti racconti una storia ogni giorno: la favola di come avrebbe potuto essere la vita, di come avrebbe potuto andare questo e quello. Dei posti che avresti potuto vedere e non hai visto e di tutte quelle carezze che non hai dato. Di tutte quelle carezze che avresti voluto. Che non hai mai ricevuto.
Ma queste cose non si possono avere a comando, vero? L’amore non si costringe, l’amore non si inventa.
L’amore c’è.
O non c’è.
Gli inestesismi più brutti della vita si chiamano rimpianti. Li intravedi allo specchio, rughe dissimulate e vecchie smagliature. Cicatrici mai rimarginate.
Gli inestetismi più sgradevoli sono i solchi delle lacrime. Quelle che hai cercato di nascondere per anni. Da tutti, da tutto, dietro alla tua maschera di forza e di indifferenza.
Perché la maschera ci vuole, e la corazza. Spessa e solida. Gli altri non potrebbero capire. Non potrebbero accettare tutte quelle cicatrici, e i solchi. Il solco dell’anello, quello che non se ne vuole andare dopo eoni, ere di solitudine elettiva, prescelta, forsennata.
Un tempo li sfuggivi quelli specchi, li evitavi. Ti coprivi, detestavi l’immagine riflessa. Non volevi perché nessuno la voleva. Ora un passo avanti l’hai fatto.
Ti guardi, ogni mattina, e impari a poco a poco ad accettare i segni del tempo e della vita. Quelle cicatrici, te le accarezzi da sola, una ad una, con forsennata consapevolezza.
“Amami!”, urli allo specchio a volte, “Amami tu, prendimi, accettami per quello che sono, per quello che non voglio cambiare!”.
Gli specchi non rispondono, lo sai. Ti ributtano indietro gli inestesismi in silenzio e indifferente accettazione.
Ma quella va bene così. È parte del tuo essere. Perché l’hai capito adesso, finalmente.
L’amore c’è.
O non c’è.

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4 pensieri su “Inestetismi

  1. Nessuno ha una faccia e un corpo mondi, levigati e lustri come una disumana statua di marmo. Ciascuno ha i suoi segni. Non antiestetici, secondo me. Anzi, apportatori di bellezza unica, peculiare. Perché definiscono, testimoniano: “questa sono io”.
    Quello è l’amore: guardarsi e dirsi “questa, con questi segni, questi solchi di vita, disposti in un tracciato originale, solo mio, questa sono io. Eccomi.”

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