Forse

cheifetz

Ah illudersi che la scrittura potesse, catartica, sublimare l’affanno quotidiano.
Già, mi ero illusa per un po’, il tempo di guardare una stellata. Di osservare uno scorcio di mare. Di sbirciare dai finestrini di un treno. Di scarabocchiare qualcosa sui soliti taccuini sparsi e dimenticati sul fondo di cassetti.
Poi invece ho capito che solo nel silenzio si trova l’equilibrio mai neppure immaginato.
Mi chiedo spesso cosa si provi a sorridere al mondo.
E la risposta è semplice. Già, ci si circonda di gente che sorride. L’ovvietà di un amore che non cerchi partita doppia. Che non persegua il liberismo delle emozioni, la svendita delle passioni.
Forse non in questa vita.
Forse non sotto queste stelle. Non coperta da questa corazza. Forse non riuscirò mai a scorgere la superficie. Forse.
In questo preciso istante, con la penna in mano, c’è solo l’eco della stanze vuote. E la consapevolezza crescente di essere solo all’inizio di un lungo cammino, necessario. Che non prevede bivi o incertezze.
Poi, c’è il fatto che voglio camminare. Per ora solo questo conta.
Con la penna in mano, su questa carta sgualcita, mi accontento.
Forse un giorno il tempo, dai suoi flutti impetuosi, farà riaffiorare la mia serenità perduta.
Non importa.

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