Sorgente

E le due parti del cuore furono riunite. La luna riprendeva i suoi cicli, costante e irrazionale. Lunatica. Marina.
Si riprese il battito cardiaco, gradualmente. Non più la spaventava.
Ritrovò la sua pelle e il suo respiro. Che si fece mare e sabbia e cielo.
Per troppo a lungo aveva ignorato quella semplice evidenza. Che troppo lungo era stato l’inverno. Che nessuna donna dovrebbe attraversare un inverno così lungo e sterile. Che il letargo dei sensi non ci appartiene, che il nostro ventre è un universo fertile, un desiderio costante.
E si rese conto, finalmente, di ciò che era e di come nulla poteva cambiare la sua volubilità salina. Perché era onda e maree e il costante cambiamento del mare.
Non poteva. Soprattutto: non voleva.
Quell’accettazione di sè fu l’attimo sublime, quello che attendeva da anni, decenni, vite di tentativi di adattamento. Lei che ad adattarsi non riusciva. Lei che aveva provato tutto, che era quasi annegata nel conformismo e nel dolore forzato, lei che avrebbe voluto essere, semplicemente essere e invece si era costretta ad apparire.
Non voleva più apparire.
Le due parti del cuore, si diceva, furono riunite. In quel breve periodo, una briciola nello scorrere del tempo, la sua sua vita era diventata un brivido costante. E in un momento, solo uno, era stata felice. Quello le bastava.
Guardando bene fuori (e dentro) era primavera. Lo sapeva bene. Oh come lo sentiva.

Equinozio

magritte3Giorno e notte uguali e non ha importanza. Perché tanto non dormiresti comunque. Attendi che le prime luci si sovrappongano alla luna, tagliata a metà anche lei.
Tagliato a metà il tuo cuore. Che era tempo che non lo sentivi, e non sai perché lo senti adesso. Sotto questo cielo diviso a metà. Giorno e notte, luce e buio.
Paura e trepidazione. Aspettativa e disillusione. Carpe diem e futuro.
Non ha importanza. Non sai se è giusto o sbagliato. La vita non l’hai mai capita, non l’hai mai esplorata.
Questa tachicardia l’avevi sempre temuta. Fa paura vero? Non la puoi controllare. Non puoi semplicemente spegnere la luce e dire: è primavera. Lasciamo passare l’equinozio. Che fa brutti scherzi, risveglia gli animali e turba l’asse di rotazione terrestre. E vorresti fuggire. No, vorresti restare. Vorresti dire di no, anzi vorresti accettare.
Vorresti dormire ma tutto sommato troppo a lungo hai dormito. Ora ti devi svegliare. Alla luce, che entra insistente e invade le stanze ammuffite, perché troppo lungo è stato l’inverno dell’anima.
E sai che è sbagliato. Ma potrebbe anche essere giusto. Come se tu ci avessi mai capito qualcosa delle cose della vita.
Piccola ingenua col cuore diviso a metà.

Così, per caso

afremov

Quel libro che si sceglie. Così, per caso. Un nome accattivante, un colore sulla copertina. Per caso, dallo scaffale. Quel ricordo che affiora. Per caso, perché hai sentito quella canzone, quella frase, quella pioggia battente sull’asfalto.
La stagione che cambia, e questo non è un caso. L’inesorabile rotazione terrestre.
Ti ritrovi allo stesso punto. Tu, cetaceo arenato, goffo pinguino sulla terraferma. Stesso marzo, solo una ruga in più, un po’ più di grigio tra i capelli.
E vorresti scrivere, ti urge.
Ma invece, con prigrizia, leggi. Un libro a caso, da uno scaffale a caso. Un messaggio a caso dall’elenco sullo schermo. Un clic a caso. Una foto a caso. Un nome, così, per caso.
Tutto sembra più facile.
Per ora.