Sorgente

E le due parti del cuore furono riunite. La luna riprendeva i suoi cicli, costante e irrazionale. Lunatica. Marina.
Si riprese il battito cardiaco, gradualmente. Non più la spaventava.
Ritrovò la sua pelle e il suo respiro. Che si fece mare e sabbia e cielo.
Per troppo a lungo aveva ignorato quella semplice evidenza. Che troppo lungo era stato l’inverno. Che nessuna donna dovrebbe attraversare un inverno così lungo e sterile. Che il letargo dei sensi non ci appartiene, che il nostro ventre è un universo fertile, un desiderio costante.
E si rese conto, finalmente, di ciò che era e di come nulla poteva cambiare la sua volubilità salina. Perché era onda e maree e il costante cambiamento del mare.
Non poteva. Soprattutto: non voleva.
Quell’accettazione di sè fu l’attimo sublime, quello che attendeva da anni, decenni, vite di tentativi di adattamento. Lei che ad adattarsi non riusciva. Lei che aveva provato tutto, che era quasi annegata nel conformismo e nel dolore forzato, lei che avrebbe voluto essere, semplicemente essere e invece si era costretta ad apparire.
Non voleva più apparire.
Le due parti del cuore, si diceva, furono riunite. In quel breve periodo, una briciola nello scorrere del tempo, la sua sua vita era diventata un brivido costante. E in un momento, solo uno, era stata felice. Quello le bastava.
Guardando bene fuori (e dentro) era primavera. Lo sapeva bene. Oh come lo sentiva.

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2 pensieri su “Sorgente

  1. “Non dire: non posso, dì: non voglio” è quello che mi ha insegnato sopra tutto il mio maestro jedi :)))
    Come mi dà gioia questo tuo scritto. E’ primavera, sì, cara Martina, è primavera fuori e dentro di noi :)))

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