Parlami

hopper1

“Di te, dei tuoi problemi, di cosa possiamo cambiare”
Lui le chiedeva. Com’era difficile parlarne. Com’era difficile parlare del suo corpo fragile. Della sua mente oscillante.
“Parlami dei tuoi desideri”
E lei gli aprì l’uscio sul mare che teneva nascosto. Dentro. Alta marea, luna crescente. Vortice di brezza e tempeste.
“Parlami. Semplicemente raccontami. Di te”
Di me? Perché vuoi sapere così tanto di me?
“Perché sei interessante. Perché il tuo è un libro avvincente da leggere. Perché lo dobbiamo scrivere.”
Ogni giorno un capitolo.
E perché vuoi scriverlo proprio con me?
“Perché sei tu. Perché voglio farne parte”
E lei gli aprì la vita. Con mano tremante gli aprì la porta. Abbassò le difese e capì che era troppo tardi per aver paura. Che aveva aspettato troppo.
Ti parlerò. Dammi tempo.
“Abbiamo tutto il tempo che vogliamo.”

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Qui e adesso

chagall_headre

E adesso parlo dei nostri cuori, perché dei nostri corpi siamo consapevoli. Sappiamo del nostro desiderio senza argini. Ora stiamo apprendendo il nostro cuore.
Sto bene, mi dici. Sto bene, ti dico.
Ho improvvisamente capito che solo questo è importante.
Sto bene.
Abbiamo avuto l’enorme fortuna di incontrarci. Di scorgerci nella nebbia. Di riconoscerci nella folla. Di non aver avuto paura di sfiorarci, toccarci, di aver fiducia del nostro battito cardiaco che impazziva. Di sognare. E soprattutto: di non aver avuto esitazione. Perché l’esitazione taglia le ali alla vita.
Perché a volte è necessario dare tregua all’infinita spirale dei nostri pensieri. Perché dopo la tempesta, il terremoto e l’onda di marea, dopo è necessario fermarsi e dire: sto bene.
Qui e adesso.
Ci ricorderemo un giorno, nella serenità dei nostri anni stanchi, di questo tutto travolgente. Di come la vita si è fermata in questa lunga primavera, in questo momento senza confini. Senza possesso e pretese.
È bello esserci. Essere, semplicemente, il passato finalmente inghiottito nelle profondità a cui da tempo avrebbe dovuto appartenere e il futuro, oh, che importa del futuro.
Qui e adesso, liberi di essere noi, lupi, delfini, rondini.
Liberi di essere.
Perché quest’enorme fortuna no, non la possiamo sprecare. Durasse un attimo, un giorno in più, una settimana, un mese, una vita. Non ha alcuna importanza. Il mondo continua a girare e non si fermerà nè per noi nè per nessun altro. Qui e adesso invece c’è solo il tempo di un attimo in cui, semplicemente, ci siamo.
Meravigliosamente consapevole, intenso come il cerchio rosso del sole che annega sull’orizzonte di una città diversa. Bella come non l’avevo mai vista.

Di cose semplici

Scritto dieci mesi fa. Quantomai attuale. Riciclo.

Vita marina

Larson

Ma lo sai di cosa vorrei parlare, invece?
Mentre lui la guardava in modo strano, perplesso. Il cielo in sottofondo.
“Di cosa?” accennò.
Di cose semplici.
“Ovvero?”
Non più disquisire di massimi sistemi.
E lui si chiedeva cosa rimanesse, in questo mondo complicato. “Di cosa dunque?”
Del gelato che abbiamo mangiato ieri e di come si scioglieva al sole. Del sapore che lasciano le fragole sulla lingua. Del bucato che ho appena steso e del profumo che emana nella brezza.
“Di questo vuoi parlare, del bucato?” e non si capacitava.
Sì. E del rumore della pioggia.E delle fusa del mio gatto.“Ti fa paura il resto?”
Lei pensò che quell’ansia sarebbe stata più sopportabile se condivisa in due, raccogliendo papaveri ai bordi di un campo di grano. Perché la leggerezza a volte non solo è sostenibile. È necessaria.

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