La filosofia dello smalto

tamara de lempika

Certo che fa obiettare, certo che non si possono analizzare i mutamenti della vita sulla base di una lacca per unghie, di un vezzo femminile che sinceramente non ho mai avuto prima. Prima di quattro mesi fa. Quattro mesi, sembra un’eternità. Eppure è il breve/lunghissimo tempo trascorso dal momento in cui ho deciso di cambiare la mia vita.
Le unghie, dicevo. Varie amiche me l’avevano già chiesto, il perché non le curavo e smaltavo. La mia ostinazione pluriventennale a tenerle corte, dolorosamente cortissime in modo punitivo. Perché a me non si addicevano mani smaltate, quelle mani che non portavano anelli e che per anni avevano pulito, lavato, digitato tastiere, sollevato bambini. E non avevano amato. Già era stato difficile ma necessario instaurare, anni prima, l’abitudine ormai irrinunciabile del trucco attorno agli occhi, l’annerire quotidiano di ciglia e bordi munita di catartico mascara e kajal.
Mi era anche stato fatto notare da un amante occasionale che le mie non erano, appunto, unghie da amante. Erano unghie da manovale della vita. Da chi si porta tutto addosso e pratica il sollevamento pesi dei sensi di colpa.
Poi un giorno mi guardai le mani. L’ultima volta che avevo sfoggiato uno smalto era stato più di vent’anni prima, il giorno di quello sciagurato matrimonio destinato a finire pochissimi anni dopo. Così tanto tempo era passato? Così lunga era stata la pena della vita?
La riabilitazione ovviamente è avvenuta a gradi, e tutt’ora necessita perfezionamenti. Ho iniziato con l’impossessarmi dell’arte della limatura anziché del taglio, che invece deve avvenire, netto ma parco, a rare scadenze. Ancora devo imparare ad amare totalmente queste mani, e a rispettarle. Ora che queste mani non si occupano più solo di candeggine, pannolini e tastiere di computer.
Poi gli smalti. All’inizio venivano trafugati alla figlia ignara, quelli che non usava più. Ancora una volta gli scarti. Lei cominciò presto a offrirmeli spontaneamente, contenta del vezzo da spartire adesso con la madre. Cosa che non aveva mai fatto prima. Il tabù dello smalto è stato effettivamente il più difficile da superare, tecnica trasgressiva da kamasutra del look per una quasi-cinquantenne che ha trasportato a braccia troppe borse della spesa. Adesso, faccio outing, è dipendenza. Non potrei mai uscire di casa  senza le unghie laccate con quella che, presumo e spero, un giorno diventerà la perfezione dovuta alla pratica costante.
Rimaneva da superare l’ultimo ostacolo. Quello appunto di non considerare superfluo l’acquisto di una boccetta di innocuo smalto, senza dover sempre ricorrere (ahimé vizio duro da abbattere) allo smaltimento degli avanzi altrui.
Ed è accaduto infine. Nel tardo pomeriggio di una calda domenica, in una meravigliosa prematura estate. Ancora languida, in uno stato d’animo e fisico che rifletteva il torpore soddisfatto dei 34 gradi esterni, sono entrata nella grande profumeria con la scusa di pile e fazzolettini mancanti. Lì, in un grande cesto, giacevano le boccette in saldo, accumulate e non volute, che in questa crisi totale e irrisolta la gente rinuncia pure ai colori. Me le sono rigirate tra le dita, una per una, indecisa e predisposta a quest’ennesima trasgressione. E finalmente la prescelta, sfoggiata con soddisfazione alla cassiera, è finita in cima alle cose da pagare.
Ecco, l’educazione sentimentale ha concluso un ciclo. La parte da me meno amata, persino più bistrattata delle tanto femminilmente odiate cosce o delle smagliature che ci fanno chiudere gli specchi degli armadi, le mani, ora possono essere sfoggiate degnamente, pronte ad accogliere, al prossimo cambio di colore, il nuovo acquisto.
Ovviamente viola.

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4 pensieri su “La filosofia dello smalto

  1. So per certo che una boccetta di 505 Le Particuliére Le Vernis di Chanel può rappresentare un’autentica svolta.
    Nel tuo caso invece, consiglierei il 503. O in alternativa il 517, che con il mare, da sempre, ha un legame molto stretto.

    • Penso che passeranno altre due vite prima di poter permettermi un prodotto Chanel 😉 Diciamo che per ora i saldi vanno benissimo. Un gran passo avanti rispetto a solo 3 anni fa, credimi….

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