Didone, per esempio, come noi tante

didone per esempioCome ho già scritto, io non sono solita fare recensioni, almeno non su questo sito di sperimentazione letteraria. E infatti questa non è una recensione: è un elogio. Un ammiccamento. Un occhiolino fatto a un libro che mi è piaciuto senza riserve, seppur letto come al solito nei miei ritagli di tempo. E la mia non è piaggeria, perché magari io Galatea (aka Mariangela), di cui seguo il blog (Il nuovo mondo di Galatea) ormai da anni, ho anche avuto il piacere di conoscerla di persona. No, non è stato perché ho provato subito affinità intellettuale ed una certa similitudine fisica (effettivamente potremmo scambiarci gli abiti senza alcuna modifica o ritocco). Semplicemente perché il libro è scritto bene e, come noi disperati anglofoni/anglofili diremmo, damn catchy, dannatamente accattivante.
Quel famoso post, da cui l’idea del libro scaturì, io l’avevo letto ai tempi nel summenzionato blog, ricordo che mi piacque, e anche tanto (cosa non rara per i post di Galatea) e mi ci identificai immediatamente. Donne intelligenti come Didone che potrebbero conquistare il mondo (e non parlo di guerre) che invece si sprecano per gli Enea di turno, uomini confusi, senza palle, pronti a scappare alla prima occasione. E magari ti ci suicidi pure per un uomo così, veramente o metaforicamente, lasciandoti morire dentro. Perché? Si chiede Galatea, e chiediamocelo pure tutte noi, perché?
Il libro continua dopo questo stupendo incipit con una carrellata di eroine (perché anche quando parla di personaggi maschili, c’è sempre una donna alle spalle) del mondo antico. Che possiamo finalmente toccare. Perché gli antichi sono meglio di Beautiful, diciamocelo, e Galatea lo sa perché è un’insegnante, una docente nel vero senso della parola, di vocazione e non per ripiego. Un po’ la invidio perché a me, che la docenza la vedo allo stesso modo (insegnanti ci si nasce e su questo non ci piove), un po’ dispiace non essere riuscita a diventarlo a pieno titolo qui in Italia. Perché in Italia insegnare inglese nelle scuole pubbliche con una laurea presa, oddio, in un paese di lingua inglese, non è concesso. Ma non deviamo dal treno dei pensieri principali.
Le eroine del libro, dicevo. Già, descritte che le puoi toccare. Umanizzate. A dimostrazione che la storia antica non è noiosa, ma quando mai, è noiosa chi te la insegna a forza, perché lui/lei stessa (insegnante da incubo dei nostri giorni passati dietro ai banchi) non aveva voglia di insegnarla, diventando insegnante per ripiego e beccandosi quel titolo (così abusato in Italia) di professore senza neanche capire il significato -enorme- del termine. Ed eccole invece, nel libro di Galatea, le mie eroine. Mi ritornano tutte dai ricordi liceali: Didone, appunto, poi Elena di Sparta (perché di Troia non si dice), Penelope. Aspasia (a cui vanno molte mie simpatie, ammetto), Lesbia, poi l’ochetta Messalina, la scienziata Ipazia. E così via. Anche se non tutte le donne di queste pagine sono personaggi positivi. Troppe hanno accettato i ginecei con compiacenza e, nell’antica Roma, troppe matrone si sono fatte vanto di un potere non meritato. Un modello che permane a troppe donne della generazione precedente alla nostra e, ahimé, anche contemporanea. Il simulare un potere e una virtù che, tirate le somme, sminuisce il concetto stesso di donna.
E gli uomini? Ulisse un indeciso (nella media dunque), Pericle un po’ vanesio. Alessandro un vaneggiatore con troppi sogni ed una madre un tantino manipolatrice. Giulio Cesare non tanto Cesare non fosse stato per Calpurnia.
Sai Galatea? Il tuo libro mi ha fatto venir voglia di riprendere gli studi classici. Quelli abbandonati nella Milano da pere (nessun refuso qui) degli anni ’80, quando lasciai la facoltà di lettere per darmi a facili lavori e poi emigrare. E anche quando ripresi gli studi in età avanzata, la testa sempre lì l’avevo, pur ricercatrice di psicologia scelsi di includere filosofia tra le materie “tappabuchi”, giusto per ripescare un po’ Platone e sentir parlare ancora di stoici ed epicurei. A volte mi chiedo a che facoltà mi iscriverò quando andrò in pensione (perché spero anch’io di andarci un giorno ed è sicuro, guarda neanche a discuterci, che mi iscriverò di nuovo all’università). Penso spesso di voler fare una facoltà “inutile”, di quelle che, finalmente, puoi fare solo per il piacere della tua mente, perché tu hai già dato nei tuoi sessant’anni precedenti e non devi rendere conto a nessuno. Pensavo filosofia. Filologia bizantina, una  di quelle cose lì insomma. Ma dopo il tuo libro, beh, che voglia avrei di tornare a lettere classiche. Storia antica. Riprendere in mano Alceo ma, perché no, anche Tucidide.
Mi hai fatto tornare in mente quella mia prof di latino e greco al liceo, un po’ fissata col sesso ammetto, rimasta zitella per scelta (evvai sorella, direi adesso con approvazione cercando un high five) che ci portava in classe le poesie censurate di Catullo, eh sì, perché sulle antologie latine ci mettevano solo i gorgheggi d’amore per la sua puella, mentre il caro Gaio, di nome e di fatto, ne scriveva di cotte e di crude, con una certa predilezione per il sesso anale. Nessuna censura dunque. Nel ricordo di quella prof comprai su Amazon, trent’anni dopo, l’edizione integrale non censurata delle poesie del suddetto sommo poeta. Con traduzione a fronte, perché in latino sono un po’ arrugginita. Ma che modo meraviglioso di rispolverarlo.
No, non è una noia. Basta saperli leggere questi classici, appunto.
Per questo, io attendo il seguito di Didone, cara Galatea, perché m’è giunta voce che ci potrebbe essere. Non vedo l’ora di leggerlo. Nel frattempo vado a mettere a soqquadro la mia libreria in cerca dei miei classici latini e delle mie tragedie greche. Già, perché io da giovane scrivevo firmandomi con lo pseudonimo di Antigone. La lupa perde il pelo ma non il vizio. Appunto. Go, sister.

Mariangela Galatea Vaglio, Didone, per esempio, Ultra novel (Lit Edizioni)

In tutte le librerie.

http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/

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2 pensieri su “Didone, per esempio, come noi tante

  1. Conosco Galatea Vaglio (anche se non di persona), ho letto cose sul suo blog su L’Espresso che mi hanno colpita, talvolta commossa, sempre trovata molto d’accordo. Avevo già fatto un pensierino su questo libro, scacciato solo perché sono sopraffatta dalla pila di quelli che ho già comprato nei mesi scorsi e che devo ancora leggere. Ma dopo la tua intrigante, bellissima recensione… Mannaggia! Ti farò sapere 😀
    (Anch’io spesso penso di iscrivermi all’Università quando sarò in pensione. Sarebbe il terzo tentativo, dopo due ben cominciati ma non andati a buon fine, e chissà, forse quello buono, anche se so di essermi parecchio arrugginita già oggi, a cinquant’anni. Ma già so che io non potrò andarci, in pensione… Ossia, mi sbatteranno fuori, se non mi ammazzano col tiro al bersaglio prima, ma senza fornirmi di adeguati di mezzi di sussistenza per la vecchiaia. E le tasse universitarie costano care…)

  2. Coraggio… ho alcune amiche della nostra generazione con cui abbiamo deciso di coabitare, vendere fiori e gioire dei nostri 550 mensili euro di pensione sociale, tra una ventina d’anni…. se ci arriveremo… nel frattempo leggiamo libri belli 🙂

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