Timori

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La stagione passata, ma neanche venuta, lascia il suo strascico. C’è chi li chiamerebbe timori. L’ennesimo salto. L’ennesima, solita pagina che gira, spinta dal vento. Ma questo libro sembra non avere mai fine.
E ci sei tu adesso, tra nuovi paragrafi, capitoli e illustrazioni. Che mi dici di scacciare i timori.
Non è così semplice correre coi lupi. Quando hai avuto paura tutta la vita. Mi dici di correre, che ho gambe e fiato, e un cuore che pulsa come un cronometro. Ma io ancora non ci credo. Io ancora non mi credo.
Eppure corro. Perché quando mi sono fermata, in passato, ho rischiato di morire. Eppure corro, pur desiderando la routine. Corro perché so che la sosta potrebbe essere fatale. Perché dietro alla prossima curva potrebbe esserci il nulla. Perché dopo tutti questi decenni non ho ancora trovato ciò che cercavo.
So che non lo troverò mai. So che la ricerca è fine a se stessa. L’unico modo in cui noi malati di inquietudine riusciamo a vivere. Esaltati di inappentenza e insonnie.
A volte mi sento stanca però, ti dico. Lo so, mi rispondi. Noi siamo condannati alla nostra stanchezza.
Il cielo si apre, chiarezza inaspettata. Lo stomaco si chiude, ancora una volta. Il respiro si restringe. Ma è la stagione che cambia. Cambia sempre.