Miele

miele

Contemplava le pareti bianche. Lo faceva nei momenti di stanchezza. E si diceva “Quadri, vanno appesi quadri”. E va tolto il bianco. Sono necessari colori. Così i rari momenti di contemplazione sarebbero potuti diventare più vivaci. Pochi erano quei momenti. Li evitava quando era sola, perché sempre portavano riflessioni indesiderate. Sulla vita ad esempio. Che di tanto in tanto metteva del miele sulle cicatrici. Vita bastarda. Che si diverte a tagliuzzarti e sfregiarti. E a ricoprire di sale le ferite.
Ecco perché le lacrime sono salate.
Vita puttana. Dopo mezzo secolo tira fuori il miele. Non sempre però. La dolcezza non è un lusso quotidiano. La felicità non è uno stato costante.
In uno di quei momenti di stanchezza felice, anche lui le disse “Dobbiamo appendere quadri alle pareti”. Poi, continuando il plurale degli amanti pieni di speranze “Perché ci siamo incontrati così tardi?”. Ora che la vita non ci permette di costruire più nulla.
E ci dà solo un po’ di miele. Occasionale miele sulle nostre cicatrici. Profonde, vecchie e nuove.
Altre ferite verranno. Probabilmente quando avremo ancora il sapore di miele in bocca. Fenderemo il colpo, alzando le braccia per difenderci il viso, la testa. E poi ci mostreremo le ferite a vicenda. Come sempre facciamo.
Così simili, entrambi. Avevano voluto disperatamente una famiglia, quella che la vita non gli aveva dato. E la famiglia era andata via. Gliel’aveva portata via la vita che non consente errori, che non perdona mai. Avrebbero voluto viaggiare e togliersi dalla quotidianità faticosa. Ma i soldi non bastavano. C’era da riparare gli errori. Avrebbero voluto amarsi sempre e senza ostacoli. Ma la vita, la bastarda, aveva loro sbarrato la strada con tutte le macerie da ricostruire. Così tante e pesanti che non ne sarebbero bastate tre, quattro, cinque di vite per rimettere tutto in piedi.
E poi c’era il miele. C’erano le albe senza nuvole. C’erano le primavere, che tornavano nonostante gli inverni. Ogni attimo era da assaporare, mordere, possedere. Non si poteva lasciar sfuggire questi attimi. I rari doni della vita puttana. Che mai ti dà il piacere gratis.
Guardavano le pareti, vicini e stretti uno accanto all’altra. A riscaldarsi l’anima e il corpo, perché ancora il sole sapeva d’inverno. “Vorrei che questo momento non finisse mai” diceva lui.
“C’è tutta la vita in questo momento” diceva lei. Tutta la vita che non avevano avuto e che avrebbero voluto. In quel momento.
E con la bella stagione avrebbero colorato le pareti.

Annunci

Quello che vuoi...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...